Psicogeriatria

psicogeriatria

Cos'è la Psicogeriatria e quali sono i trattamenti?

La psichiatria geriatrica è una branca della Psichiatria specializzata nello studio, diagnosi, trattamento e prevenzione dei problemi di salute mentale negli anziani.

La Psicogeriatria si occupa dei disturbi mentali degli anziani, dalla depressione, all’ansia, fino ai disturbi della memoria e alle demenze.

Quando si sospetta che un proprio caro possa soffrire di demenza, cercando sul web si incontrano espressioni molto simili fra loro, che all'apparenza potrebbero sembrare uguali, ma che in realtà premettono concetti radicalmente diversi.

Nella neuropsicologia dell'invecchiamento, la riabilitazione cognitiva, la stimolazione cognitiva ed il training cognitivo costituiscono tre diverse strategie di intervento, atte a combattere la neurodegenerazione, con annessi deficit cognitivi.

La stimolazione cognitiva è un programma che ha lo scopo di stimolare le funzioni cognitive sfruttando compiti basati sulla quotidianità. L'obiettivo è quello di usare il più possibile le abilità residue della persona, esercitandone la mente come se si trattasse di una palestra. Per fare ciò, si utilizzano esercizi specifici che vadano a ricoprire diversi domini cognitivi, come la memoria, il linguaggio, l'orientamento spaziotemporale, l'attenzione e le funzioni esecutive.

Per quanto concerne la riabilitazione cognitiva, si tratta di una nozione di più grande portata, e che dunque non necessariamente deve essere relativa alle patologie neurodegenerative. Si tratta di una terapia che mira al miglioramento delle condizioni cognitive della persona con difficoltà, usando strategie atte al potenziamento delle funzioni cognitive più fragili, ma facendosi carico anche di strumenti "compensativi", in modo da non sovraccaricare determinate abilità.

Con l'espressione training cognitivo, infine, si può delineare un processo di stimolazione cognitiva riferito a specifiche funzioni della cognizione. Ci si serve di determinati esercizi standardizzati e si punta al potenziamento di talune abilità preservate dalla patologia neurodegenerativa, o anche al miglioramento delle abilità meno performanti. Grazie alla plasticità del cervello, nel training cognitivo si fa riferimento alla gradualità (quindi alla complessità sempre maggiore degli esercizi), alla ripetizione (quindi alla somministrazione ripetuta di un identico tipo di compiti per indurre la riorganizzazione) e alla plasticità stessa, grazie alla quale c'è un vero e proprio "rimodellamento".

Grazie alla riserva cognitiva, ossia quel carico di differenze individuali nell'anatomia cerebrale che consente di fronteggiare il danno neurologico, si accompagnano attivamente le capacità personali dell'individuo per migliorare quanto più possibile la sua condizione. La riserva cognitiva può sempre essere ampliata con l'esercizio cognitivo!

È stato ampiamente dimostrato, nel corso degli anni, che:

il training cognitivo: https://www.acpjournals.org/doi/abs/10.7326/m17-1531

la riabilitazione cognitiva: https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/09602010443000074

siano i metodi più efficaci per combattere il decadimento cognitivo, in modo da alleviare il più possibile i relativi deficit.

Si utilizzano, solitamente, metodi carta e matita, ma anche strumenti computerizzati: https://ajp.psychiatryonline.org/doi/full/10.1176/appi.ajp.2016.16030360 finalizzati al trattamento delle demenze, e con grande successo.

Queste tecniche sono sempre più conosciute, e sempre più ci stiamo rendendo conto di quanto siano essenziali nell'ambito della psicogeriatria.

https://www.ilmessaggero.it/salute/schede/alzheimer_cervello_esercizi_fisici_mentali_molecola_ccl11_oggi_16_settembre_2021-6199542.html

Operatore: Dott. Ciro D'Auria, neuropsicologo esperto in psicogeriatria

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